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Subert
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Da cinque generazioni la nostra famiglia opera a Milano nel mondo dell’antiquariato e dell’arte, proseguendo un’attività avviata nel 1860.
Nel 2013 abbiamo scelto di dare nuova forma a questa storia trasferendoci nel nostro studio di Via Della Spiga 42.
La nostra ricerca si concentra sull’arte italiana dal XVI al XX secolo, con una predilezione per gli oggetti da collezione, le maioliche e gli strumenti scientifici.


Siamo membri dell’Associazione Antiquari Milanesi, della Federazione Italiana Mercanti d’Arte Antica e dell’Associazione Antiquari d’Italia.


Calamaio di maiolica

Bottega di Virgiliotto Calamelli (attr.)
Faenza, seconda metà del XVI secolo

Altezza cm 11; lunghezza cm 20,5; prof cm 7,5
Peso: g 363

Stato di conservazione: alcune sbeccature alla parte superiore del mascherone
sull’imboccatura. Ansa incollata, senza integrazioni; sbeccature minori in alcune
parti rilevate.

L’oggetto ha forma di piede dotato di calzatura alla greca, che si riconosce in alcune parti rilevate. Il piede è modellato anatomicamente con le dita scoperte, mentre la caviglia è parzialmente vestita dal calzare e sul tallone è situata una piccola ansa circolare per reggere l’oggetto.

L’imboccatura del contenitore è plasticata in forma di mascherone. L’interno, completamente ricoperto di smalto,
suggerisce che l’opera era destinata a essere usata come calamaio o comunque a contenere un liquido. La base d’appoggio è priva di smalto.

Il decoro pittorico, rapido e corsivo, si limita a veloci ombreggiature di blu cobalto tra le dita del piede, più accurate nel sottolineare le unghie, accompagnate da lumeggiature di giallo citrino per esaltare le forme. Il mascherone è dipinto a punta di pennello, a marcare con tratti nervosi gli occhi e a evidenziarne il profilo, mentre
sottili righe di colore giallo-arancio orlano l’interno dell’imboccatura.

Questa decorazione è definita “compendiaria” fin dal Rinascimento e caratterizza il periodo produttivo che, dalla metà del XVI secolo, si protrae fino circa alla metà del secolo successivo, influenzando in modo determinante il gusto: da quello policromo dell’istoriato, si converte in uno stile rinnovato che “compendia” in pochi colori l’ornato delle opere, lasciando maggiore risalto alle forme, spesso ispirate da esemplari metallici.


Vasi da fiori da appoggio a mezzaluna di maiolica con trompe l’oeil

Manifattura di Pasquale Rubati

Milano, 1770 circa

cm 12 X cm 12,8 X cm 22,2 ognuna

stato di conservazione: intatte con lievi sbeccature

Rari esempi di vasi per fiori “a mezzaluna” prodotti dalla manifattura di Pasquale Rubati, raffinato pittore, che nel 1756 apre a Milano una propria fabbrica, in concorrenza con Felice Clerici.

I vasi dalla forma complessa, ma nel contempo originale e pratica, erano utilizzati per contenere i fiori creando una composizione ordinata, e, potendo essere appoggiati anche a parete, andavano oltre al semplice utilizzo di
centrotavola per trovare una collocazione funzionale e decorativa.
Le maioliche decorate con motivo rocaille a rilievo a ornare gli orli. I piani superiori sono traforati con fori ovaleggianti per contenere e sorreggere i fiori disposti in modo radiale. Lo stampo, indicato negli inventari originali come “fioriere a mezzaluna”, è notoriamente utilizzato dalle manifatture milanesi del Settecento, come testimoniano alcuni degli esemplari conservati al Museo delle Arti Applicate del Castello Sforzesco di Milano. (Per confronti Ausenda R. (a cura di), Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche.
Tomo secondo, Milano 2001, pp. 425, nn. 409 e n. 41.)

Il decoro in policromia mostra due medaglioni dipinti in verde con figure di viandanti, uniti tra loro da ghirlande di fiori minuti. I viandanti e le architetture di gusto rovinistico sono inseriti in un paesaggio simbolico, tratteggiati a punta di pennello in bruno di manganese e ombreggiati da pennellature più marcate e velate a macchia con lo stesso verde del fondo.


Tondino di maiolica

Ducato di Urbino, Casteldurante o Pesaro, 1533-1555

Misure: diam. cm 19, diam. piede cm 7, alt. cm 2,6

Peso: g 307

Stato di conservazione: sbeccature d’uso al bordo e una fêlure passante.

Il piccolo piattello o tondino ha un cavetto profondo, tesa obliqua, orlo arrotondato e piede ad anello appena rilevato.

Il decoro mostra, attorno all’orlo, una ghirlanda di piccole foglie lanceolate delineate in bruno, mentre la tesa è riccamente decorata con la tecnica del bianco sopra bianco che prevede una fitta decorazione a girali fogliati, delineata in bianco di stagno direttamente sullo smalto. All’interno del cavetto, in un paesaggio collinare con il cielo al tramonto, spicca uno scudo incorniciato con emblema nobiliare bipartito della famiglia Mazza di Pesaro, sormontato dalla lettera “M” e affiancato dalle iniziali “G” e “P”.

La tecnica qui utilizzata nella decorazione della tesa è ampiamente descritta da Cipriano Piccolpasso nel suo esto, del 1557 circa, Li tre libri dell’arte del vasaio e riferito specificatamente a una tradizione urbinate: nel capitolo dei Sopra bianchi l’autore dice “questo è uso urbinate”.


Pocket globe

Nathaniel Hill

Londra, 1754

Il globo è contenuto nel proprio astuccio originale.
Lievi lacune nella vernice originale sulla sfera. L’astuccio non chiude più. Misura cm 6,8 (2.6 in) di diametro la sfera e cm 7,4 (2.9 in) di diametro l’astuccio.

Il globo è composto da dodici fusi di carta stampata, giustapposti e incollati sulla sfera.
Nell’Oceano Pacifico settentrionale reca un cartiglio con l’iscrizione: “A NEW terrestrial GLOBE by Nath. Hill 1754”

All’interno dell’astuccio è raffigurato il globo celeste.
Nel globo terrestre gran parte dell’Africa centrale e meridionale è vuota. L’America del Nord reca solo il nome di alcune colonie britanniche. Mostra la California come una penisola e la costa nord-occidentale dell’America come
“parti sconosciute” (l’Alaska non è descritta e è delineata solo parzialmente; diverrà parte degli Stati Uniti nel 1867). Viene tracciata la rotta dell’ammiraglio Anson (1740) e gli alisei sono indicati da frecce.
Dell’Australia, ancora denominata New Holland (la nuova denominazione sarà introdotta a partire dal 1824), è tracciata parte della costa occidentale. (Cfr. Van der Krogt, P., Old Globes in the Netherlands, H&S, Utrecht 1984, p. 146 e Van der Krogt, P. – Dekker, E., Globes from the Western World, London 1993, pp. 115.)

Nathaniel Hill (Londra, notizie tra il 1746 e il 1768) aveva credenziali professionali impeccabili: aveva svolto apprendistato presso Richard Cushee, che a quel tempo stava svolgendo lavori di rilevamento per la mappa
del Surrey di John Senex. E anche Hill stesso iniziò poi a svolgere rilevazioni geografiche e topografiche, lavorando nello Yorkshire, nelle Fens, e intorno a Londra.
Nel 1783 John Newton, per pubblicare un nuovo pocket globe, riutilizzò le stesse lastre di rame di Hill, aggiornandole con le nuove scoperte geografiche, cambiando la data e sostituendo il vecchio nome con il proprio. (Cfr. Van der Krogt, P., Old Globes in the Netherlands, H&S, Utrecht 1984, p. 146 e Van der Krogt, P. – Dekker, E., Globes from the Western World, London 1993, pp. 115.)
C’è evidentemente un forte legame tra il rilevamento geografico, la creazione di mappe e globi e l’incisione. Hill era coinvolto in tutte e tre. Sorprendentemente sono sopravvissuti pochi globi di Hill.