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Giusti Antichità
Giusti Antichità

Giusti Antichità, presente sul mercato dal 1967, presenta una raffinata selezione di arredi, dipinti ed oggetti di antiquariato. La costante ricerca, condotta con passione, ha permesso al titolare di raccogliere negli spazi dell’azienda una vasta collezione di opere; l’esperienza nel settore dell’antiquariato, unitamente all’attenzione per la qualità, vengono messe a disposizione della clientela al momento della valutazione ed acquisizione di opere che attirano l’interesse di specialisti, collezionisti ed appassionati.

Di fondamentale importanza risultano sempre più la ricerca condotta in campo nazionale ed internazionale, i rapporti con le istituzioni e la consulenza degli storici dell’arte. Nel corso degli anni Giusti Antichità ha concesso il prestito di opere per mostre temporanee ed ha perfezionato trattative con fondazioni bancarie e musei. Siamo iscritti alla FIMA, e presenti a Modenantiquaria sin dalla prima edizione.


Madonna col Bambino e San Giovannino

Francesco De Mura (Napoli 1696-1782)

Olio su tela – cm. 77 x 64

Provenienza: collezione privata

1750 circa

Stato di conservazione: ottimo.

Bibliografia: inedito

Studio a cura del Prof. Stefano Causa

Dentro uno spazio non altrimenti determinato, chiuso di lato da un duplice giro di colonne dai basamenti marmorei restituiti persino nelle minime spezzature, la Madonna a mezzo busto, le gote arrossate, si è girata di scatto, pungente, verso l’obiettivo, come a chiamarci in causa. Le puntine di luce negli occhi sottolineano la presa dello sguardo e, fin da ora, tradiscono, in quel viso di bambina, un’intenzione ritrattistica che, a rigore, il formato di un capoletto dalla raffinatezza di un pastello non pretenderebbe.

In assorta distrazione trattiene, nelle mani chiuse a chiave (dove una lettura attenta rivela alcuni pentimenti lasciati a vista), il Bambino riccioluto, nudo e sgambettante, sporto a benedirci e che, non fosse per la subitanea sollecitudine della madre,  caracollerebbe dal tavolo. In secondo piano il giovane Battista chiude la scena che, a dispetto delle dimensioni contenute, appare di particolare cura. La luce, che piove da sinistra, evidenzia la sbalorditiva raffinatezza delle scelte cromatiche del quadro, tutto virato in chiaro, che la recente pulitura non ha fatto altro che esaltare:  il blu del mantello della Vergine, il bianco, il rosa e l’ocra del velo. Fino a che, quasi alla ribalta, la nappa del cuscino è un dettaglio brillante che rialza il tono e mette subito lo spettatore dinanzi a un maestro di primissima fila. De Mura.


San Gerolamo col leone

Giovanni Ricca, o Richa (Napoli 1603-1656)

Olio su tela – cm. 102 x 75

Provenienza: collezione privata

1643 ca.

Stato di conservazione: eccellente

Bibliografia: inedito

Studio a cura del Prof. Stefano Causa

Un Ribera ingentilito e prezioso

Dentro una grotta o una spelonca non meglio determinata un uomo non più giovane e non ancora vecchio, la gran barba ancora in parte nera, si è voltato a guardare verso la sommità della Croce lignea tenendo in mano un teschio, come a volerlo proteggere. Il gesto subitaneo gli ha scoperto la spalla e parte del torace scavato facendo precipitare a terra il mantello di un rosso acceso

Per la maturità di Giovanni Ricca

In condizioni pressoché perfette questo dipinto da stanza – da riportare sveltamente all’ambito napoletano – è uno dei capolavori di un maestro che si è cominciato a ristudiare, autorevolmente, soltanto da un trentennio per merito quasi esclusivo di Ferdinando Bologna (1925-2019); ma è, in definitiva, uno dei quadri napoletani più singolari e importanti della prima porzione del secolo riemersi nell’ultimo decennio.

Singolare: perché l’autore del quadro, fuori da ogni dubbio il napoletano Giovanni Ricca, classe 1603, uno dei più intelligenti e autonomi dei seguaci di Ribera (1591-1652) stenta ancora a emergere, ma è ormai questione di tempo, tra i grandi maestri del secondo trentennio. Importante: perché, nell’elenco dei satelliti del sommo stilista spagnolo, raramente ne era emersa una versione così autonoma e personale. Gli sta a pari soltanto Hendrick De Somer che, tuttavia, appare stilisticamente diverso e, in qualche modo, più fedele e che, nelle giornate migliori, si comporta con Ribera come Palma il Vecchio con Tiziano. Siamo, insomma, ai piani alti della scena locale verso la metà del secolo; difficilissimo essere più precisi anche se tutto lascia credere che la tela spetti agli inoltrati anni 1640, grossomodo ai tempi delle grandi pale di Santa Maria della Sapienza a Napoli o di quella (firmata) della chiesa di Santa Maria del Sepolcro a Potenza.

Che il nostro San Gerolamo spetti alla maturità del maestro è provato da una serie di confronti con almeno tre dipinti di devozione privata assegnatigli di recente: a cominciare dalla Maddalena a mezza figura che sembra stringere la calotta cranica con pari affettuosa acribia (e di cui esistono altre versioni di formato minore). La soluzione di tenere il teschio come un oggetto prezioso parve così indovinata e percorribile da essere ripetuta anche con soggetti diversi.

Ricca e Ribera

Da ritenere senz’altro uno dei più importanti Ribera custoditi nei musei provinciali francesi, il prototipo, che alla data del ’43 costituirà un ottimo antequem non anche per la nostra tela, mostra il santo, probabilmente più vecchio del nostro modello, tenere il cranio tra le mani come fosse un breviario; e del peso specifico di questo dettaglio all’interno della tela il pittore spagnolo era così consapevole da firmarsi per esteso sulla superficie della calotta con una pennellata di nero (che sarà servita per le sporcature sotto le unghie del santo stesso). Per il resto Ribera lo sa: niente deve distrarre l’attenzione dello spettatore. Ora se gli anni del quadro di Lille coincidono con il pieno dell’attività di Ribera per i monaci della Certosa di San Martino (1638-’43), vuol dire che Ricca lavora ai margini della tarda maturità napoletana del maestro. Nondimeno un confronto tra le due tele fa emergere immediatamente che cosa il pittore decidesse di importare del lessico del maestro e su cosa, invece, preferisse soprassedere.

Come abbiamo già anticipato, egli rinuncia, per scelta o necessità, agli effetti di superficie, alle sporcature e ai risalti che caratterizzano il lessico maturo del maestro. Da pittore a pittore, fa una lezione su Ribera ingentilendolo e impreziosendolo. Se un dipinto di questo genere lo avessimo riferito alla scena romana post caravaggesca, non avremmo avuto difficoltà a immetterlo tra le defluenze (romane) del linguaggio di Orazio Gentileschi. A Napoli, però, questa personale versione di Ribera consente a Rica di incontrarsi a metà strada: da un lato con un pittore di qualche anno più giovane, ma talvolta equivocato con lui come Francesco Guarino (1611-1651); dall’altro con lo stesso Aniello Falcone (1607-’56).


Trumeau, Venezia sec. XVIII

cm 263 x 142 x 62

Provenienza : Marchesi Rangoni Machiavelli, Spilamberto (Modena)


San Girolamo nel deserto

Giovanni Francesco Barbieri  detto  il GUERCINO (Cento,1591 – Bologna,1666)

Disegno a sanguigna su carta, mm 413 x 285

Provenienza: Collezione privata

Bibliografia: inedito

Studio a cura Prof. David Stone